La vita, nel bene nel male ormai è tutta in sitensi
La snack culture è quella che sembra caratterizzare in qualche modo il "cittadino 2.0" (spesso giovane cittadino), che tra le altre cose:
- si nutre di feed rss e li predilige alla diretta visione del sito d'origine per motivi di tempo;
- utilizza quasi esclusivamente l'Ipod (magari quello "nano") per l'ascolto di musica tramite il quale può gestire anche oltre un migliaio di canzoni da ascoltare in "velocità" ed in mobilità;
- preferisce vedere le sintesi dei programmi Tv piuttosto che vederli interamente;
- utilizza i cellulari per rapide partite di videogames, per vedere video a pagamento ecc. (come dice Nancy Miller in Minifesto for a new age "When the video iPod launched in October 2005, we were suddenly eager to pay $1.99 to watch a music video or a recent episode of Lost in a smaller, portable version of what was already available for free on that big square thing in our living room");
- preferisce il blog al libro e non ama i testi lunghi, ma quelli sintetici e densi di link "utili".
Sempre la Miller nel suo articolo parla di un entertainment che diventa
"snack-o-tainment" e di
"media snacking", che sta diventando un vero e proprio "way of life".
Non concorda pienamente con lei
Steven Johnson, che nel suo
"In praise of the full meal", asserisce che la "
snack culture is an illusion. We have more of everything now, both shorter and longer: one-minute movies and 12-hour epics; instant-gratification Web games and Sid Meiers Civilization IV"(...) "The truth is, we have more snacks now only because the menu itself has gotten longer".
Ad avviso di Steven, quindi, tutto è relativo e dipende dai bisogni che si intendono soddisfare e soprattutto che oggi, grazie alle nuove tecnologie digitali, l'offerta è sempre maggiore anche per gli "snack".